NEWS/ARTICOLO

10/03/2012

Conferenza Volontariato Giustizia Fvg: in carcere per aiutare, ma anche per interrogarsi

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di Giorgio Pilastro

Fidan è kosovaro. Ha 23 anni, da 16 in Italia. È agli arresti domiciliari nella Casa Joana di Farra d’Isonzo. Alla fine della pena - lo sa già - verrà espulso nel suo Paese. “Non finirò mai di ringraziare Casa Joana: non ce l’avrei fatta tra quattro mura”. Mihai è rumeno. È detenuto nel carcere di Pordenone. “Pensavo di non farcela. All’inizio è dura, poi ci si abitua. Ti dimentichi che c’è un mondo fuori. Ti fanno diventare pigro, passivo, senza speranza. Tutto per un errore. La speranza, però, è vita e la dignità è forza”.
Sabato 3 marzo nel Centro Balducci di Zugliano (Ud) si è tenuta l’Assemblea della Conferenza Regionale del Volontariato Giustizia del Fvg: accoglie nove associazioni che svolgono attività di volontariato nelle carceri regionali. Era giusto iniziare la cronaca dell’incontro dando voce a loro: ai detenuti. Pierluigi Di Piazza, animatore del Centro Balducci, all’inizio dei lavori ha voluto sottolineare come qualsiasi discorso sulle carceri debba necessariamente partire dalle vite e dalle storie di coloro che lì dentro sono rinchiusi. E tutti un po’ conoscono la situazione drammatica in cui si trovano i luoghi di detenzione in Italia ed anche nella nostra Regione.
La Conferenza, come ha spiegato il suo presidente, Alberto de Nadai, ha il compito di essere un riferimento per le associazioni di volontariato che vivono a contatto con il mondo del carcere, ma anche quello di “far conoscere all’esterno le problematiche relative a questo mondo”. In particolare, quest’anno il confronto è stato sulle esperienze alternative al carcere e sul dopo pena. Temi difficili. Complessi. Le numerose relazioni da parte di tutte le associazioni presenti hanno disegnato un quadro sufficientemente esaustivo su tutta l’attività svolta da questi gruppi nei confronti dei detenuti. Cosa fa, come opera il volontariato in carcere? Quali sono i progetti avviati e seguiti? E, soprattutto, quali sono i problemi, quali le prospettive?
L’attività di volontariato nelle carceri è una realtà concreta e consolidata in tutte le strutture detentive della Regione. Il tema del sostegno ai detenuti comporta due distinti momenti: dentro le mura durante la detenzione e nel periodo successivo, quello post detentivo. Quest’ultimo non meno problematico. Anzi, forse maggiormente critico, proprio per evitare le recidive.
Dentro al carcere i problemi sono di ordine assistenziale (vestiario, denaro, ecc.) o relazionale (ascolto, dialogo, ecc.). Oppure di sostegno per i permessi premio. I temi del dopo carcere sono soprattutto casa e lavoro. Entrambi estremamente complessi. Le questioni relative alle misure alternative impattano con le strutture di accoglienza disponibili: poche rispetto alle esigenze.
Ci sono iniziative formative per avviare al lavoro gli ex detenuti. “Ma è dura, dura, dura”, ha commentato Alessandro Castellari della cooperativa sociale Oasi di Pordenone, “fuori c’è il rifiuto”. Alcuni interventi, poi, mirano alla prevenzione. Nei confronti, ad esempio, di ragazzi considerati a rischio, come ha spiegato Miriam Kornfeind, coordinatrice della Comunità di San Martino al Campo di Trieste. Ma non si tratta solo di strutture, case e lavoro. Anche di cultura. L’Associazione Icaro di Udine, ad esempio, svolge nella casa circondariale di Udine un’attività di coinvolgimento culturale (incontri, giornali interni, conferenze, ecc.).
Iniziative concrete. Specchio di una realtà attiva. Che deve fare i conti con carenze strutturali ed anche di risorse. Ma, soprattutto, lo ricordava Giovanna Facchino della San Vincenzo di Udine, con una realtà, quella del carcere, considerata spesso come una “discarica sociale” nella quale “ammucchiare i rifiuti della società”. Non a caso il recente decreto legge che ha modificato alcune norme sulla carcerazione è stato chiamato svuota carcere. “Si svuotano le cantine”, ha dichiarato il presidente della Conferenza, “si svuotano dalle cose”.
Nelle carceri ci sono persone. “E i volontari”, ha chiosato Alessandro Pedrotti, della Conferenza Volontariato Giustizia del Trentino Alto Adige, “in carcere ci vanno, certamente, per aiutare, ma anche per interrogarsi, come testimoni privilegiati di una realtà”. Già, interrogarsi. Ad esempio, perché in Italia c’è bisogno di volontari nelle carceri? Perché a Zugliano si sono sentite molte progettualità, iniziative, confronti che dovrebbero coinvolgere la società intera e non solo un gruppo di volonterosi? Ed ancora. Come mai le testimonianze di Fidan e Mihai devono porsi, necessariamente, in una dimensione emotiva e non su quella di un civile confronto di diritti, doveri e responsabilità?





 

Oggi: 23/07/2014
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